Libero Grassi, un esempio di coraggio che la tv ha il dovere di raccontare

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Posted on: 01/13/18
È un film che tocca il cuore, che smuove la coscienza, che ti fa versare qualche lacrima, che ti porta a chiederti come ti saresti comportato al suo posto, che ti fa pensare che vorresti essere, anche solo un poco, come lui. Lui è Libero Grassi, l'imprenditore ucciso dalla mafia nel 1991 perché non voleva accettare di pagare il pizzo, di sottostare al dominio dei clan. E che ha pagato il prezzo della ribellione in nome dei suoi figli e di una generazione che si potesse liberare dal giogo criminale. E che, alla fine, ha avuto ragione, perché in Sicilia, dopo la sua morte, qualcosa è cambiato e gli imprenditori non si sono sentiti più così soli.La sua storia viene raccontata nel film tv A testa alta - Libero Grassi, in onda domani in prima serata su Canale 5. E fa parte del ciclo Liberi sognatori in quattro pellicole dedicate ad altrettante persone che hanno perso la vita sotto i colpi delle varie mafie per difendere i propri valori e la propria integrità. Si proseguirà, per le domeniche successive, con la storia del giornalista Mario Francese del Giornale di Sicilia, della poliziotta Emanuela Loi che faceva parte della scorta di Paolo Borsellino, e di Renata Fonte, assessore di un comune del Salento che ha difeso fino all'estremo sacrificio il suo territorio dalla speculazione edilizia.Insomma, «un impegno civile» da parte dell'azienda Mediaset, come hanno sottolineato durante la presentazione del film il produttore Pietro Valsecchi della Taodue e il direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri che «si inserisce nel progetto di divulgazione di storie esemplari iniziato con le fiction dedicate a Giorgio Ambrosoli e Paolo Borsellino, perché attraverso la tv si possono trasmettere contenuti etici profondi, raccontando la realtà anche attraverso un linguaggio coinvolgente ed accattivante». Insomma, aggiunge Valsecchi, «ho visto molti ragazzi capire cosa volevano fare da grandi guardando un film e spero che un bambino vedendo Libero Grassi sogni di fare il magistrato o magari si allontani da un brutto ambiente». Perché, come diceva a gran voce Libero Grassi stesso, il mezzo più forte per combattere la mafia è la comunicazione, la risonanza mediatica, visto che «il silenzio uccide l'anima». E Mediaset, dice Valsecchi, nonostante tutti gli attacchi e le polemiche che la coinvolgono, «è un'azienda libera che ti permette di realizzare e mandare in onda questo tipo di fiction, cosa che non avrei potuto fare in Rai: quando ci provai mi chiusero le porte».Comunque, Libero Grassi interpretato da un bravo (come sempre) Giorgio Tirabassi viene raccontato come un uomo coraggioso, colto, ma anche fragile e scontroso, che difende la propria azienda dagli attacchi mafiosi, pur consapevole dei rischi a cui va incontro e cercando di far diventare pubblico il suo problema sia per tentare di salvarsi, sia per smuovere le coscienze. Certo il ritratto dell'imprenditore rasenta l'agiografia, i suoi difetti sono appena accennati, ma «in questo film - spiega il regista Graziano Diana - quel che conta è trasmettere il messaggio, far capire l'importanza che ha avuto per la storia della Sicilia». «Non è stato facile - spiega Tirabassi - calarsi nei suoi panni, perché io non ho un millesimo del suo coraggio e non gli somiglio neppure fisicamente. Però io faccio l'attore e ho cercato di cogliere il suo spirito, il suo carattere, la sua anima». Operazione riuscita per lui e anche per Michela Cescon che interpreta la moglie Pina e per Diane Fleri e Carlo Calderone nei panni dei figli Alice e Davide, i quali hanno aperto le porte di casa a Palermo e aiutato la produzione in ogni modo. Mentre Pina è venuta a conoscenza del progetto poco prima di morire. I film della serie Liberi sognatori verranno proiettati anche nelle scuole.




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